Cronaca del viaggio esterno. Day 13. Teheran. Ancora Meccanici Armeni, Palazzi reali e limonate

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La cronaca del viaggio oggi e’ piuttosto scarna perché la gran parte delle cose interessanti della giornata sono negli appunti per il primo post di “cronaca del viaggio proibito” che pubblicherò in seguito.

La giornata parte, ancora una volta, presto la mattina. Di certo non e’ una vacanza da grandi dormite. Appuntamento alle otto con Golnar, amica di amici di Francesco. Gentilissima ci aspetta alla fermata dell’autobus. Monta sul posto del passeggero e io vado sul retro, a prendermi la dose di testate che mi mancava dalla Georgia.

Da uno spiraglio osservo il traffico di Teheran. Confermo la mia impressione: come Napoli. Motorini con tre e più persone, molti in controsenso, molti sul marciapiedi. No, confermo la mia prima impressione: ben più caotico di Napoli.

Arriviamo da dei meccanici Armeni, che iniziano a smontare il catalizzatore. Ci mostrano il filtro. Completamente otturato. Ci dice, cosi non solo non arrivate in Mongolia, ma credo neppure fuori Teheran.

Non c’e’ alcuna possibilità che si possa pulire in autodiagnosi. Il dottore ci dice che ci sono solo due possibilità: aspettare che arrivi un pezzo di ricambio dalla Turchia, ci potrebbe volere una settimana, oppure “amputazione”. Svuotare tutto e attaccare un tubo vuoto. Inquineremo più dell’industria della Ruhr, ma almeno saremo in grado di partire. E nel frattempo potremo ordinare un pezzo di ricambio facendolo arrivare a Tashkent o in Mongolia.

Decidiamo di partire. Il meccanico ci offre una loro “bevanda al malto al gusto di limone”. Mi piace il fatto che non facciano come quelli che dicono “carbonara di soia”, non e’ una carbonara e’ basta. E questa non e’ una birra. E’ una bevanda al malto al gusto di limone. Ed e’ molto buona e fresca.

A un certo punto il meccanico ci chiede: Italia?

Noi – si.

Mafia.

Eccolo, finalmente, ancora non ci era capitato.

Poi tira fuori quella che appare essere una leggenda locale, di un tale Marcus, italiano, mafioso, che avrebbe avuto l’ordine di uccidere il loro capo, non mi e’ chiaro se Khomeini o Khamenei, ma che avrebbe avuto un rimorso di coscienza al momento di farlo non ritenendo giusto uccidere un uomo di fede. E’ la seconda storia curiosa che sento in questo viaggio dopo che in Armenia mi era stato raccontato che il terribile terremoto che aveva colpito il paese nel 1988 sarebbe stato opera dei Russi dato che il movimento sismico era ben diverso da quello dei terremoti normali.

Dopo aver perso mezza mattinata, Gengis ha perso il suo arto ed e’ pronta a proseguire il suo sempre più travagliato cammino verso la sua terra, la Mongolia.

 

Prima, pero’, un giro per Teheran. Città sempre più caotica ma allo stesso tempo affascinante. Ci rechiamo a visitare il palazzo Golestan, costruito dai safavidi e giunto fino ai Pahlavi, che pero’ lo utilizzavano solo per cerimonie speciali.

Quello che ci colpisce e’ che non e’ posto in bella evidenza come qualsiasi palazzo reale, ma e’ nascosto in mezzo a svariati palazzotti. Pare che a Reza Shah piacesse la modernita’ e, per questo, ha abbattuto parte del complesso costruendo palazzoni che ne coprono la vista.

Il palazzo pero’ e’ molto bello e l’interno e’ affascinante con il suo sfolgorante luccichio. Ci accompagna Golchar, sorella di Golnar, figli di Kmer, architetto e profonda conoscitrice della città. Torniamo presto in albergo. Domani 800 chilometri per raggiungere il misterioso e inaccessibile Turkmenistan che, siamo sicuri, dara’ anche tanto materiale per la cronaca del viaggio proibito.

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