Cronaca del viaggio esterno. Day 25. Da Semey a Barnaul. Europa, vodka e boschi

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La mattina si parte in direzione della Russia. Contiamo di arrivare nel tardo pomeriggio a Barnaul, principale centro dell’Oblast’ dell’Altai.

Non sono mai stato in Russia e mai avrei pensato che la mia prima volta sarebbe stata in questa remota zona della Siberia meridionale e non a Mosca o San Pietroburgo.

La strada verso il confine e’ la solita schifezza di questo lato del Kazakhstan. L’attesa al confine Russo e’ di circa due ore, allietate da curioso signore Russo che ci pone diverse domande sul viaggio e poi ci fa una donazione simbolica e ci regala della pasta cinese.

Entrati in Russia vediamo quasi commossi una cosa che non vedevamo da un bel po’ di tempo: una strada.

Il paesaggio, nel frattempo, e’ cambiato drammaticamente. La steppa e’ sostituta da campi verdi, boschi, e piantagioni di girasoli. Anche la temperatura e’ cambiata: dai 30-35 siamo scesi ai 20-25 (e scenderemo ancora).

Arriviamo a Barnaul e comprata una scheda russa giusto in tempo per essere aggiornato su casini sul lavoro, ci sediamo a un caffè.

Spesso mentre sono in lunghi viaggi ho dei sogni (o degli incubi) in cui sono a casa e a un certo punto dico “ma che ci faccio qua? dovrei essere in [Tanzania, Malaysia, etc].

Ecco, la sensazione che abbiamo entrando a Barnaul (introdotta in periferia da belle case in legno) e’ di essere improvvisamente rientrati in Europa.

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I volti non più asiatici, ma Russi, l’aspetto della città decisamente occidentale, la presenza dei bancomat che due giorni prima avevo criticato e adesso benedico.

Ne approfittiamo per prendere una serata di relax in un locale posh della zona, al centro del quale un gruppo di una 15 di russi, dal peso medio di 120 chili, cena rumorosamente tra brindisi e risate.

Una particolarità’ di questa zona e’ il famoso canto di gola dell’Altay, in cui il cantante, con una tecnica particolare arriva a sdoppiare la voce tra una parte che emette suoni basse e un’altra che emette una specie di fischio acuto. Eccone un esempio. Spero di riuscirne a incontrare uno qui o in Mongolia dove e’ altrettanto tipico.

Nel frattempo, visitato il monumento alle vittime della seconda guerra mondiale, presente quasi in ogni città della Russia, comprensibilmente, torniamo in albergo, per la prima volta in questo viaggio con il maglione e ci prepariamo ad andare a Tashanta, o giu’ di li, l’ultima città che ci separa da Itaca, la Mongolia.

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