Cronaca del viaggio esterno Day 27. Da Kosh-Agasch a Olgi. Mongolia, raschiate, riposo.

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– Italiano? Cilintana, dice il giovanissimo funzionario russo che controlla la macchina. Parla un ottimo inglese e mi chiede, come da prassi, se trasporto armi, droghe o altri materiali proibiti

Un po’ di tensione la abbiamo, perché stiamo trasportando 40 litri di prezioso diesel russo, visto che in mongolia la qualità del diesel è inferiore. Avere un paio di taniche piene ci può tornare utile.

Ci hanno detto che per attraversare questa frontiera ci può volere anche un’intera giornata. Quindi ci armiamo di pazienza e svolgiamo il controllo russo, che prevede lo scan dei bagagli, il controllo della macchina e una serie di pratiche a casaccio.

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Ce la caviamo dopo un’ora e mezza. Superata la frontiera russa ci sono 20 km (ancora appartenenti alla Russia) prima della frontiera mongola. A un certo punto c’è una sbarra che un altro giovane funzionario russo solleva, dietro la sbarra il cartello “Mongolia”.

Il contrasto è incredibile. Fino alla sbarra la bella strada asfaltata russa. Immediatamente dopo la sbarra, sterrato composto soprattutto da pietre appuntite che non vedono l’ora di affondare la loro punta nelle gomme di Gengis.

Tre chilometri a venti all’ora e siamo al controllo di frontiera mongolo. Capiamo che in Mongolia Gengis sarà messa a dura prova.

Il controllo mongolo dura meno del previsto. Un funzionario anziano mi fa entrare in un ufficio dove inizia a dare ordini ad altri funzionari più giovani che compilano dei moduli, poi estraggono quello che sembra essere una specie di orologio a cipolla con carenino ma è in realtà un porta-timbri circolare. Ogni funzionario ha il suo e ognuno lo appone nelle scartoffie compilate. Poi il funzionario più anziano mette il suo timbro e la sua firma ed esclama: Finish!

– Really? Can I go?
– Yes, go, finish.

Subito dopo la frontiera un tipo si parla davanti alla macchina e indica una casetta.
-Mongolian insurance, you must buy one.

Francesco però ha letto in una guida che l’associazione non è obbligatoria e che bisogna diffidare di questi venditori. Mi dice: vai avanti

Vado avanti, ma il tipo si piazza davanti alla macchina, da un pugno sul cofano ed esclama deciso, perentorio, qualcosa in mongolo, che ha il suono di una forte raschiata. Il mongolo ha molti suoni gutturali e in alcune persone sembrano delle specie di raschiate.

Mi faccio un po’ avanti ma lui non si sposta.

– Tiralo sotto, dice Francesco

Avanzo più deciso, ma non si sposta.

– Insurance! You must buy, frase raschiata incomprensibile

Dopo qualche minuto di balletto ci lascia andare.

Pochi metri più avanti veniamo fermati da un poliziotto per una tassa, questa si obbligatoria.

Due bambini si affacciano al finestrino e indicano a turno qualsiasi oggetto della macchina chiedendo di regalarglielo. Gliene regaliamo qualcuno e siamo finalmente nelle disastrate strade della Mongolia.

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Dopo interminabili chilometri di sterrato, all’improvviso, dalle parti di Olgii, la strada diventa sterrata. Siamo stanchi, decidiamo di fermarci ad Olgii per cambiare valuta, acquistare una scheda dati mongola e riposare.

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Abbiamo notato che qui le carte di credito internazionali sembrano ben accette un po’ dappertutto.

Beh, quasi. Quando chiedo alla signora del modesto albergo che abbiamo scelto se posso pagare con visa (è indicato come pagamento accettato all’ingresso), fa come il gesto di scacciare con le mani qualcosa di non gradito e tira fuori una frase con raschiate di proporzioni epiche.

Si, tocca andare a procurarci un po’ di banconote mongole, che raffigurano quasi tutte il più famoso omonimo della nostra macchina, il grande Gengis. Onorati, da domani, di immergerci nella terra da cui parti’ il suo impero.

 

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